Il calcio misto come veicolo della cooperazione sociale fra uomo e donna

di SALVATORE CONTE

Probabilmente il calcio non è tra gli sport più adatti alla fisiologia femminile ed infatti, nonostante il calcio femminile sia praticato in forma organizzata ormai da decenni, non è ancora riuscito a svilupparsi in maniera soddisfacente e non accenna a farlo.
E tuttavia il gioco del calcio, a nostro avviso, non è affatto inadatto al temperamento e alle qualità femminili.
Comunque la si voglia vedere, il gioco del calcio è uno tra gli elementi maggiormente caratterizzanti della modernità più recente, sia in considerazione della sua diffusione universale, sia della sua centralità e trasversalità sociale. In particolare il calcio ha sorprendentemente sortito effetti di mediazione culturale tra Paesi e culture in conflitto permanente o latente, divenendo così un veicolo di dialogo interculturale.
Nell’ambito del conflitto tra sessi, sempre aperto o latente, portatore di effetti nocivi per l’intera società, non può certo dirsi privo di conseguenze qualunque approccio organizzativo al gioco del calcio e non può dirsi un successo il riconoscimento formale, ma quasi mal tollerato, del calcio femminile, rimasto in linea di fatto pressoché insignificante, nell’attenzione sociale, rispetto a quello maschile.
Urge quindi una riforma complessiva del “sistema calcio”, che ridia anche slancio ad una disciplina sportiva ormai in evidente declino.
Non sono molti gli esempi di sport misti, ma tra questi è di grande interesse, per il suo illuminante approccio, il caso del doppio misto nel gioco del tennis. Ed è questa, ci sembra, la strada da seguire.
Nel calcio misto le giocatrici non andrebbero a costituire un punto debole, ma al contrario rappresenterebbero una risorsa da valorizzare, specie in un’ottica di campionato, dove acquisiscono grande importanza la tenuta psicologica, il senso di sacrificio, lo spirito di gruppo.
Ma anche in un’ottica tecnica, la leadership femminile, in campo, possiede tutti i caratteri per offrire un contributo positivo alla squadra.
Naturalmente bisogna tener conto del fatto che il calcio misto allargherebbe di molto la base delle praticanti, così da favorire l’emergere di talenti paragonabili, mutatis mutandis, a quelli maschili.
Vi sarebbero indubbi vantaggi anche per lo spettacolo, perché la maggiore maturità psicologica delle calciatrici rispetto ai calciatori ed il superiore carisma femminile rispetto a quello maschile, gioverebbero al fascino degli incontri.
Da un punto di vista tecnico, gli allenatori avrebbero a disposizione molte varianti tattiche da sperimentare, al fine di impiegare nel modo migliore la componente femminile.
È evidente che si renderebbe necessaria una revisione delle regole del gioco, nella direzione di penalizzare i contrasti fisici (orientamento verso le regole del calcio a 5), revisione che comunque gioverebbe alla qualificazione dello spettacolo e che premierebbe il talento e le qualità tecniche di tutti i giocatori.
Ma al di là delle considerazioni prettamente sportive, non si deve dimenticare che un forte squilibrio tra la performance della nazionale maschile di calcio rispetto a quella femminile (quando la prima è maggiore della seconda), oggettivamente rappresenta una componente sociologica significativa dell’Indice di Misoginia per quel dato Paese.
Tale Indice dovrebbe essere contemplato e concretamente calcolato in tutte le sedi internazionali, a cominciare dall’ONU.
Tutti i lettori di questo articolo possono comparare, consultando il sito http://www.fifa.com, i ranking mondiali delle nazionali di calcio maschili e femminili, traendo da sé stessi le relative conseguenze.
Non siamo lontani dal chiacchierato tema delle quote “rosa” o “celesti”: ma come non esistono un Parlamento maschile ed uno femminile, così non dovrebbero esistere un calcio solo maschile ed uno solo femminile.
Nel gioco del calcio dovrebbe essere applicata la semplice regola secondo cui:
«Nessuna squadra può schierare in campo, nello stesso momento, più di sei giocatori dello stesso sesso».
Anche in punta di diritto, poiché infatti - inter alia - il “sistema calcio” percepisce a pioggia finanziamenti pubblici, non appare più sostenibile né tollerabile questa situazione di discriminazione a danno del sesso femminile e delle cittadine europee.
Si tratta senza dubbio di una forte discriminazione sociale e giuslavoristica, nonché di una spiccata violazione giuridica della pari dignità tra i sessi, in contrasto, nell’ordinamento interno, con la Carta Costituzionale (art. 3) e più in generale con le riconosciute codificazioni dei diritti umani fondamentali.
È pertanto auspicabile l’avvio di un’incisiva attività ispettiva e sanzionatoria da parte dei pubblici poteri, specie di quelli ad ispirazione democratica, ed in primis da parte dell’Unione Europea e della Corte di Giustizia, di cui auspichiamo una sentenza esemplare e perequativa come nel noto caso Bosman.
Che sia assist e goal fra uomo e donna, dal calcio a tutta la società.

SITI WEB DI INTERESSE:
http://www.theFA.com
http://ilgiorno.ilsole24ore.com/torneo_manerbio_08
http://www.inmente.org
Facebook: "Mixed Football International Association - MixFIA/Futmix"

Volevo aggiungere alcune

Volevo aggiungere alcune considerazioni riguardo a quanto scrivi:Non è affatto un problema che sia messa in evidenza la prestanza atletica maschile: questa è data dalla natura.
Appunto...Non credo che la prestanza fisica degli uomini possa essere frenata da regole: lo sport, infatti, è il luogo dove la persona sfoga la sua potenza fisica e l'emotività.
Certamente per fare sport bisogna saper stare in gruppo ed avere spirito di sacrificio, ma tieni conto che è un divertimento personale. Credo che sottoporlo a tante regole perderebbe ogni interesse da parte dei giocatori, perchè si sentirebbero frenati nell'espressione delle loro qualità fisiche.
... e poi dalle donne difficilmente accetterebbero regole, perchè non hanno la loro sensibilità emotiva.
Aggiungo il commento degli uomini quando assistono a gare femminili: dicono di annoiarsi perchè troppo lente per i loro gusti.

Grazie per l'attenzione,
Anna

...e comunque...

...e comunque si può provare. Perchè no?

Sì, sarebbe un sogno!!

L'articolo mette in luce due elementi fondamentali: da un lato il bisogno, sentito sia dalle donne che dagli uomini, di collaborare, di trovare un "campo"d'intesa da cui partire per creare un nuovo modo di stare insieme.
Dall'altro l'apprezzamento delle capacità organizzative delle donne, che sanno trovare tattiche non basate solo sulla destrezza e sulla potenza del tiro, quanto sul rapporto di squadra.
Non è tanto stravagante e provocatoria la proposta di Anna.
Intanto è stato lanciato un messaggio...

Sogno

Mi piacerebbe che tutti gli sport avessero pari valore, che non si parlasse solo di calcio. Questo è un augurio condiviso da tutti gli atleti.
In secondo luogo il gioco misto crea disparità fra potenza fisica maschile e quella femminile, con evidente svantaggio per le prestazioni fisiche delle ragazze. Abbiamo già provato durante i tornei estivi: finisce che i maschi si impongono.
Piuttosto perché non suggerire un allenatore donna?

Basta con questo apartheid

Gentile Anna,
negli ultimi anni, nel calcio, abbiamo avuto più di qualche esempio di donne radiocroniste, conduttrici TV, arbitri e allenatrici (ad es. Carolina Morace), ma è troppo poco, si tratta comunque di appendici del calcio, non del calcio in sé, che si gioca in campo tra due squadre avversarie.
Insomma è ora di dire basta a questo triste apartheid tra maschi e femmine.
Il pensare che gli sport femminili possano avere una risonanza autonoma è solo un’illusione: l’unico modo di rendere protagonista la donna sportiva è quello indicato: gli sport misti.
Non è affatto un problema che sia messa in evidenza la prestanza atletica maschile: questa è data dalla natura.
Ma poiché lo sport è una metafora della vita, i maschi devono imparare, come molti di loro fanno nella vita stessa, spontaneamente od obtorto collo, ad apprezzare e a valorizzare il contributo femminile, il quale si esprime non attraverso la forza bruta ma mediante un complesso di attributi di ordine morale, psicologico e carismatico.
O così - spontaneamente - o con il pugno duro della legge: in ogni caso occorre fermare quella che è una situazione di illegalità, un vero e proprio apartheid tra uomini e donne, fuori dall’Ordine costituzionale democratico ed egualitario, italiano ed europeo.
E poi attenzione: la foto che abbiamo scelto a corredo del mio articolo non è casuale: non guardiamo cioè solo al contesto occidentale: il calcio misto aiuterebbe le donne musulmane ad uscire dal loro ghetto.
Grazie per l’interessante intervento.
(Salvatore Conte)