Esportare la democrazia…
di LOREDANA MARANO
(18 aprile 2009)
La “missione” degli Stati Uniti e della Nato in Afghanistan era iniziata dopo l’11 settembre 2001, come lotta al terrorismo di Osama Bin Laden e dei talebani.
Doveva essere una guerra rapida e di successo, cui era affiancata la missione di pace con lo scopo di “esportare” la democrazia, l’autogoverno e i diritti umani, fra cui, di prima importanza, il diritto all’istruzione.
Questi i risultati: gli scontri, ormai quotidiani, hanno provocato nel 2008 6.000 morti, di cui circa 3.000 civili, ed il conflitto si è allargato a vasti territori del Pakistan.
Sono passati 8 anni. Cos’è stato realizzato? Distruzione, povertà, morte (si parla di 5 –10 milioni di mine antiuomo disseminate nel Paese).
Non solo: fra le priorità dell’operazione NATO ISAF era dare assistenza medica alle donne afgane ed aiutarle a liberarsi dalla schiavitù di una società tribale in mano ai talebani. I miglioramento delle condizioni delle donne era considerato parametro di un progresso civile. In realtà i risultati sono di ben altro segno:
il 14 aprile 2009 è stata assassinata Sitara Achakzai, consigliera provinciale a Kandahar, che si batteva per il riconoscimento dei diritti delle donne in Afghanistan. Uccisa da uomini armati che le hanno sparato mentre usciva da casa.
Inoltre aumenta il numero di donne che si tolgono la vita dandosi fuoco: secondo i dati dell'UNICEF il 65% delle 50.000 vedove di Kabul, considerano il suicidio la loro unica via d'uscita.
Infine il 15 aprile una manifestazione di circa 300 donne, in gran parte giovani, parlamentari e attiviste dei diritti umani, nei pressi dell'università di Kabul è stata presa a sassate mentre sfilavano per protesta contro una legge (che riguarda solo la minoranza sciita) che obbliga le mogli ad avere rapporti sessuali con il marito e vieta loro di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico, senza aver prima il permesso del consorte.
Altre donne, sostenute da uomini - in tutto circa mille persone - gridavano «morte alle schiave dei cristiani» e alla fine hanno lanciato alcuni sassi contro di loro.
I dati parlano da sé, tuttavia meritano alcune considerazioni: il programma è clamorosamente fallito, è colpevolmente fallito. E’ ignominiosamente fallito nella connivenza o nell’indifferenza dei Paesi Occidentali, di coloro che avrebbero dovuto portare la cosiddetta civiltà!!
E’ fallito per una serie di motivi.
1. Diritti umani: i tanti video che circolano testimoniano che le operazioni militari sono state condotte con una brutalità intollerabile persino in guerra. Può ancora definirsi missione di pace?
2. Strategia politica: Ahmed Rashid, nel saggio “Caos Asia”, spiega i motivi per cui i talebani hanno aumentato il loro potere. Afferma che i Talebani controllano il 70 per cento del Paese, il 20 per cento in più rispetto a novembre del 2007. Hanno successo fra la popolazione locale, nonostante abbiano imposto il loro potere, riscuotano le tasse, applichino la Sharia, perché hanno contenuto l'ondata di crimine e di corruzione del governo di Hamid Garzai, sostenuto dagli Stati Uniti.
3. Politica interna. Negli Stati Uniti quasi un americano su due considera un errore la guerra in Afghanistan. Il dato emerge dall’ultimo sondaggio effettuato dal quotidiano Usa Today in collaborazione con la Gallup e rappresenta un record negativo per l’amministrazione americana. Nel gennaio 2002 i contrari erano il 6%, a marzo 2009 sono saliti al 42% .
Cosa resta? Resta il coraggio delle donne!
Le donne afgane, abbandonate a sé stesse, osteggiate, private di ogni diritto, non si rassegnano, ma continuano con grande coraggio la lotta per i diritti umani e per la loro dignità, mettendo ogni giorno a rischio la propria vita.
Cosa resta?
Niente.
Resta questo grande articolo, nonostante sottostimi le vittime civili dell'occupazione americana, da calcolare complessivamente in non meno di 300.000.