Per la Donna, insieme alle donne

di SALVATORE CONTE
(aprile 2008)
(vedasi Proposta di Legge allegata: "MISURE ANTIMISOGINIA")

Parlare in favore dell’emancipazione delle donne, ed in particolare delle donne islamiche, è di per sé relativamente facile, tanto che se ne parla non di rado e talvolta come fosse una moda trendy.
Tuttavia l’argomento che viene costantemente eluso (per non apparire sgradevoli nei confronti delle oligarchie dominanti) è quello relativo al concetto di misoginia e alla discussione delle cause della sua accanita persistenza nella società. Ma se si elude questo argomento, tutto il resto viene a fondarsi su una vuota retorica che infatti non ha introdotto giovamenti.
Nell’analizzare le cause della misoginia, il motivo dominante appare senza dubbio quello religioso. Tutte le principali religioni storiche e contemporanee (Paganesimo Greco-Romano, Cristianesimo, Islamismo, Induismo) hanno sviluppato teologie spiccatamente patriarcali e misogine. Le uniche eccezioni appaiono quella dell’Ebraismo, che può definirsi un sistema patriarcale “mitigato” e dalla teologia ermetica (in senso epistemologico), nonché quella del Paganesimo Mediterraneo di tipo che diremmo “temperato” (ovvero con una teologia ben bilanciata tra i due generi antropomorfi), confluito in epoca post-classica nelle elaborazioni culturali dei maggiori intellettuali europei (Ariosto, Cervantes, Chaucer, Dante, Racine, Shakespeare, solo per citarne alcuni).
Gli interessi secolari delle religioni patriarcali e dei relativi apparati hanno impedito che all’interno dello Stato moderno - solo presuntivamente laico - la misoginia venisse percepita come matrice ideologica specifica di gravi fenomeni delittuosi. In tal senso si appalesa la grave omissione della Legge italiana n. 205/1993 (cosiddetta “Legge Mancino”, recante «Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa»), che introdusse con molta saggezza la matrice ideologica specifica dei delitti a sfondo razziale, etnico, religioso, ma che al contempo peccò nel dare attuazione all’art. 3, c. 1° della Costituzione italiana: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», ove è agevole notare come “sesso” sia statuito quale primo elemento (prima di “razza”, prima di “lingua”, prima di “religione”), indicando così l’illuminata (e tradita) volontà dei Costituenti di porre la questione femminile all’apice della nuova Italia.
Sotto il profilo dell’attività di Polizia, tale lacuna normativa ha prodotto debolezza nella repressione e prevenzione dei reati a sfondo misogino, poiché manca nella concezione generale il senso di un’attività all’uopo specializzata. In sostanza esistono molte specialità di Polizia, ad es. la Polizia Antiterrorismo o Antidroga, ripartite per matrice ideologica o materiale dei delitti, ma non esiste una Polizia Antimisoginia che meglio e con più efficacia si occupi dei delitti a sfondo misogino.
A tale proposito appare subito necessario segnalare che il sesso della vittima non caratterizza di per sé un reato a matrice misogina. Ad esempio infatti un’azione violenta contro un intellettuale di sesso maschile impegnato in favore dei diritti delle donne andrebbe certamente considerato un reato a matrice misogina e quindi affidato alle indagini della relativa specialità di Polizia, che a sua volta andrebbe composta - ovviamente - da personale di entrambi i sessi, adeguatamente formato sui connotati sub-culturali della misoginia.
Stante comunque l’attuale inadeguatezza dell’attività di Polizia rispetto a questo tipo di delitti, emerge la necessità di accompagnare l’Azione “pro donna islamica” (asilo, accoglienza, protezione), con la previsione di case-rifugio da assegnare alle donne oggetto di minacce (concrete o potenziali), anche utilizzando una rete diffusa su tutto il territorio europeo di nuclei famigliari volontari adeguatamente formati, preparati e sostenuti, e disponibili ad ospitare le donne minacciate. Molto importante in questo ambito l’esempio fornito dalla casa-rifugio diretta da Jasvinder Sanghera, ovvero “Karma Nirvana”, un rifugio per donne perseguitate sito nella città di Derby in Gran Bretagna.
Occorre d’altra parte richiamare qui l’inadeguatezza dei movimenti femministi europei che - trascurando completamente le rivendicazioni a carattere religioso (che sarebbero atte a far cessare l’esclusione delle donne dal sacerdozio) e quindi muovendosi in un ambito meramente materialista-egualitario - non sono riusciti a riequilibrare il forte vantaggio maschile nel controllo della società, posta la superiorità naturale, nel genere umano, della sfera religiosa su quella politico-sociale.
E’ quindi necessario porre da subito la questione della leadership ed il senso autentico della stessa: è una Donna che dovrebbe guidare questa Azione di liberazione ed emancipazione delle donne e dovrebbe altresì guidarla da Donna, ovvero con la consapevolezza di essere diversa dall’uomo, sia pure nella pari dignità reciproca.
Sotto quest’ultimo aspetto, tuttavia, l’aggressività dei sistemi patriarcali è perfino aumentata, facendosi sempre più spietata, con la strage di Benazir Bhutto, l’accanita tortura (ormai purtroppo mortale) di Ingrid Betancourt, la segregazione di Aung San Suu Kyi, la persecuzione vergognosa (per l’Europa) di Pegah Emambakhsh ed i ricatti per indurla a tacere e a scomparire nell’oblio.
E’ quindi dall’efficace ricerca e individuazione di una leader “interna”, ovvero di una donna musulmana, che sembra dipendere la gran parte del successo di questa Azione. Ovviamente da proteggere, anche da tenere segreta, ma da cui non si dovrebbe prescindere.
In sostanza si dovrebbe dire “no” ad alleanze di breve periodo con quelle potenze Occidentali interessate soltanto a rovesciare o a rabbonire qualche regime islamico estremista, divenuto troppo “fastidioso” rispetto alle proprie aspettative imperialiste, e tuttavia miranti non altro che a sostituirli (come nel caso recente dell’Afghanistan) con regimi non meno patriarcali e misogini, ove è lecito condannare a morte, nell’indifferenza generale, un giovane intellettuale che si è pacificamente espresso in favore dei diritti delle donne (Sayed Perwiz Kambakhsh).
Il silenzio chiesto dal Governo britannico sul caso Pegah Emambakhsh non può essere più accettato e né tantomeno può essere esteso al contesto generale di questa Azione: è solo parlandone (dell’oppressione delle donne) - seriamente, sempre di più e con saldi fondamenti culturali - che si può contrastare l’ “Alleanza del Terrore”, ovvero l’intesa patriarcale tra Paesi Occidentali filo-americani (con in testa la Gran Bretagna) e Paesi Islamici estremisti.

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Pegah Emambakhsh ha meno consistenza di Eleonor Rigby...

Scusate, ma ancora non avete capito che Pegah Emambakhsh non è mai esistita o che al più è morta in qualche incidente stradale, magari in Australia, una decina di anni fa?
Insomma non avete ancora capito che la famosa Pegah ha meno consistenza della Eleonor Rigby dei Beatles? (http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=88201)
E non siete stanchi delle continue notizie di impiccagioni e/o lapidazioni (molto più presunte che vere) dall'Iran?
A che gioco stiamo giovando?
Esiste una strategia di sistematica disinformazione della Cia-Nato sull'effettiva situazione in Iran?
Il fantomatico caso Pegah rientra in questa strategia?
L'opinione pubblica europea attende risposte dal 12 marzo 2008:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=MOTION&language=EN&re...
("whereas in the similar case of Pegah Emambakhsh the UK authorities decided, after international pressure, not to deport her back to Iran, but whereas it is still not clear what her fate will be").
Che vuole dire, secondo voi, che non è ancora chiaro quale sarà il Fato di Pegah Emambakhsh??
A me sembra che non si abbia il coraggio di dire che questa persona non è mai esistita e che si è presa in giro l'opinione pubblica europea con tutte le Istituzioni.
E noi dovremmo credere alle impiccagioni in Iran?
Quale cittadino europeo attendo una risposta dalle mie Istituzioni.